Il perché non so

Perché Bohème mi commuove sempre? Sarà per l'ingenuità dell'amore di Mimì, sarà per l'arguzia delle battute tra Marcello e Musetta (come tra Bendetto e Beatrice in Molto rumore per nulla), sarà per l'immedesimazione negli artisti in cerca di un'occupazione (sono una scienziata, ma la sostanza non cambia). Tanto per cambiare, ieri sera ero alla Staatsoper proprio per vedere Bohème assieme a due amiche. È stata la prima volta in cui ho assistito a quest'opera dal vivo, mi ero rifiutata di vederla all'Arena perché, secondo me, adatta solo ad un teatro: negli spazi aperti si perde l'intimità delle emozioni.

Ecco la scaletta.
Direttore: Franz Welser-Möst

Rodolfo: Piotr Beczala
Marcello: Adrian Eröd
Schaunard: Alessio Arduini

Anche in questo caso l'allestimento era datato, ma egualmente affascinante. Zeffirelli ha un gusto particolare nel riportare le opere negli spazi originali, cercando di seguire le indicazioni del compositore piuttosto che mostrare al pubblico la propria interpretazione o voler essere originale a tutti i costi. I costumi erano pure pregevoli, per questo ho citato il compianto costumista. Talmente persa nella musica e nella vicenda, non posso dire molto su direzione e cantanti. L'opera è fluita tranquillamente, quasi mi hanno disturbato gli intervalli e gli applausi che hanno brevemente spezzato la magia del teatro. Mimì era perfetta nel ruolo, Rodolfo vocalmente non era al suo pari, situazione invertita per la coppia Marcello e Musetta, ove Marcello ha decisamente brillato. Schaunard e Colline senza infamia né gloria, ma la celebre romanza "Vecchia Zimarra" di Colline è stata commovente. Giacosa e Illica hanno fatto un lavoro mirabile con il libretto, che merita una letta. Non per nulla gli stessi autori hanno contribuito al successo di Tosca e Madama Butterfly.

Una nota finale, valida per tutte le opere liriche. L'attenzione e gli applausi (o fischi, ma a Vienna sembrano sconosciuti) del pubblico sono sempre e solo per i cantanti, che mettono la faccia oltre alla voce, ma in pochi riconoscono il lavoro ed il valore del direttore d'orchestra. I cantanti alla fine sono, alla pari degli strumentisti, l'espressione dell'idea del direttore, pur se meno malleabili di un violinista a causa della loro forte personalità (o mania di protagonismo?), e sono dei meri burattini mossi dalle indicazioni del regista. È innegabile che taluni abbiano tale talento interpretativo (musicale e di teatro) da farli emergere, però mi piacerebbe almeno una volta in un teatro sentire il pubblico accogliere con un'ovazione anche il direttore e l'orchestra intera!

Una furtiva lacrima

Una tedesca, una slovacca, una portoghese ed un'italiana si trovano a teatro. Non è l'inizio di una barzelletta, bensì quanto accaduto ieri sera. Una furtiva lacrima ha bagnato anche le mie ciglia, non per invidia delle festose giovani, ma per nostalgia. L'entusiasmo del pubblico per un momento mi ha portato all'illusione di un grande teatro italiano, la Fenice o la Scala, almeno un secolo e mezzo fa.

da qui
La scaletta: 
opera in 2 atti di Gaetano Donizetti
direttore 
regia basata su 
Adina 
Nemorino 
Belcore 
Dulcamara 
Giannetta 

La rappresentazione era coerente con il tempo della vicenda, con i costumi tradizionali, la scenografia da presepe e delle capatine nella commedia dell'arte per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi. Nel complesso deliziosa! La fresca direzione musicale era molto leziosa, auto-compiacendosi delle belle melodie e sorvolando velocemente sui recitativi narrativi. Flórez notevole, dal bel timbro chiaro e dalla pronuncia sorprendentemente intellegibile. Gli applausi dopo l'esecuzione della romanza "Una furtiva lacrima" sono stati così insistenti che ne ha concesso un bis. Nonostante l'aria in se non sia stata così eccezionale e nonostante non ami l'interruzione della vicenza per simili divagazioni, proprio quella ripetizioni mi ha trasportato all'atmosfera dei teatri ottocenteschi. Penso che sentiremo ancora parlare di questo ragazzo! 

La Schwartz, invece, non ha brillato per nulla, nella recitazione se l'è cavata egregiamente, ma per il resto non si è distinta se non per incomprensibilità del testo, acuti gridati e vibrato pesante nel registro grave. Molnár bravo, meglio nel II atto che nel primo, idem Plachetka. La Rathkolb ha mostrato di avere voce e personalità, forse il controllo sarebbe ancora da affinare, ma a mio parere ha l'età, l'esperienza e soprattutto le capacità per un ruolo da protagonista, chissà perché è sempre relegata a parti minori?!?!

La serata è stata davvero gradevole. Il teatro era pieno e nessuno se n'è andato a metà spettacolo come accaduto altre volte. Il cartellone è denso di altre opere che m'interessano, basta convincere la compagnia a non perdere una simile occasione.